Orari e regolamenti delle visite fiscali: cos’è, come si svolge, chi la manda
La visita fiscale è il controllo effettuato dall’INPS o su richiesta del datore di lavoro per verificare lo stato di salute del dipendente del settore pubblico o privato assente per malattia. Questo controllo può essere effettuato solo in determinate fasce di reperibilità. Le assenze per controlli medici o ricovero ospedaliero, se adeguatamente documentate, sono considerate giustificate e non comportano sanzioni.
Quando un dipendente del settore pubblico o privato contatta l’ufficio del personale per prendersi dei giorni di malattia, e quindi assentarsi dal proprio impiego lavorativo, deve considerare che può ricevere una visita fiscale a casa. Ben inteso: è un tuo diritto assentarti se le condizioni fisiche ti impediscono di portare a termine il tuo lavoro al meglio. Anzi, in alcuni casi è proprio un preciso dovere.

Devi essere al meglio delle tue capacità per svolgere determinate mansioni. Ma è diritto del datore di lavoro verificare che tu sia effettivamente malato tanto da non raggiungere il posto di lavoro e svolgere le tue funzioni. Per questo esistono le visite fiscali domiciliari. Ecco le regole di base che un dipendente pubblico o del settore privato deve conoscere per evitare fraintendimenti e problemi.
Cos’è la visita fiscale, una definizione
La visita fiscale è l’accertamento medico disposto dall’INPS o dal datore di lavoro per verificare l’effettivo stato di salute di un lavoratore assente per malattia. Si tratta di una vera e propria visita medica effettuata presso il domicilio del dipendente che ha fatto richiesta di malattia.
Alla base della decisione di inviare la visita fiscale ci possono essere le volontà del datore di lavoro o i calcoli del software di data mining Savio, di proprietà dell’istituto nazionale di previdenza sociale.
Da leggere: giorni di malattia, quanti ne hai come dipendente pubblico
Chi manda la visita fiscale a casa?
Esiste un nesso di causalità tra il soggetto e la visita: quest’ultima può essere disposta d’ufficio dall’INPS a campione, quindi può essere un evento del tutto scollegato a delle condizioni specifiche. Però non è sempre così: in alcuni casi, le visite possono essere richieste dal datore di lavoro.
Inoltre, l’INPS utilizza una funzione algoritmica che è alla base di un sistema di analisi predittiva (in termini tecnici Data Mining) che incrocia migliaia di dati per individuare i certificati che presentano una maggiore probabilità di anomalia o che necessitano di una verifica prioritaria.
Detto in altre parole, da un lato la visita fiscale può essere definita a caso; dall’altro viene mandata dal datore di lavoro che, evidentemente, vuole verificare che il dipendente non abusi di questo diritto. Altra opzione: è l’INPS che la invia a fronte di un confronto algoritmico che rileva delle anomalie. Ad esempio, la richiesta di giorni di malattia sempre a ridosso di un determinato periodo dell’anno.
Orari e reperibilità: quando passa la visita?
Il medico che deve effettuare la visita per verificare se effettivamente hai bisogno dei giorni di malattia non può passare in qualsiasi momento della giornata. In passato esisteva una distinzione tra gli orari dei dipendenti pubblici e quelli dei privati per la reperibilità: oggi, grazie a una sentenza del TAR del Lazio, questa differenza è stata abrogata perché discriminante nei confronti di alcuni dipendenti.
La nuova fascia unica, attiva dal 2024 e confermata nel 2026, prevede possibili visite la mattina dalle 10:00 alle 12:00 e il pomeriggio dalle 17:00 alle 19:00 tutti i giorni, compresi domeniche e festivi.
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Quanto è probabile ricevere la visita fiscale?
Iniziamo dai fatti: le probabilità non sono mai pari a zero, c’è sempre il rischio di incappare in una visita fiscale. Ed è anche vero che l’INPS ha aumentato il personale includendo medici specializzandi e laureati in medicina e chirurgia che frequentano il corso di formazione in medicina generale.
Questo per aumentare i controlli e renderli serrati, capillari, in grado di individuare eventuali abusi. Per valutare se ci sono più probabilità di incappare in un controllo INPS bisogna considerare quelli che sono i parametri dell’algoritmo che fanno scattare l’attenzione aumentando il rischio:
- Ricorrenza temporale: l’INPS nota se le malattie cadono spesso in prossimità di ponti o weekend.
- Storico del dipendente: se un lavoratore ha un numero di assenze significativamente superiore alla media del suo settore o se presenta micro-assenze ripetute (1 o 2 giorni) con frequenza costante.
- Durata della prognosi: certificati che terminano o iniziano in giorni strategici della settimana.
Il sistema può incrociare i dati per vedere se ci sono picchi anomali di assenze in una singola azienda nello stesso periodo segnalando potenziali forme di sciopero bianco o assenteismo di gruppo.
In ogni caso, le probabilità di ricevere una visita fiscale aumentano se a chiederla è l’azienda che dovrà sostenere anche i costi della visita. Questi costi variano da 28 a 52 euro, in base al fatto che viene eseguita in giorni feriali o festivi e se è presente o meno il dipendente a casa.
Cosa succede se devi uscire di casa?
Esistono delle figure che sono escluse dal rispettare gli orari della visita fiscale. Vale lo stesso se hai patologie gravi che richiedono terapie salvavita o stati patologici connessi a una situazione di invalidità riconosciuta pari o superiore al 67%, come ricorda questo prospetto della CGIL.
In ogni caso, se devi assentarti durante le fasce orarie per un motivo urgente (ad esempio visita specialistica che non può essere fatta in altri orari o emergenze mediche), devi avvisare preventivamente il datore di lavoro e l’INPS. Conservando la documentazione che giustifichi l’assenza.
Il medico non mi trova a casa, cosa rischio?
Se il medico bussa e tu non ci sei (o non senti il campanello), la situazione può complicarsi. Non scatta il licenziamento immediato, ma le conseguenze economiche e disciplinari sono pesanti e automatiche.
Nel momento in cui il medico registra la tua assenza, sia reale che legata al fatto che non rispondi al campanello, lascia un avviso di convocazione nella cassetta delle lettere o sotto la porta. Ti invita a presentarti il giorno successivo non festivo presso gli ambulatori della medicina legale dell’INPS.
Questo per effettuare una visita di controllo ambulatoriale. Poi, sempre il medico informa l’INPS e il tuo datore di lavoro dell’assenza. A questo punto scattano le sanzioni economiche che corrispondono a:
- Perdita del trattamento economico di malattia per i primi dieci giorni per assenza alla prima visita.
- Oltre alla sanzione di cui sopra, assenza alla seconda visita porta una riduzione del 50%.
- Assenza alla terza visita: l’interruzione dell’indennità per il restante periodo di prognosi.
Oltre alla perdita dei soldi dell’INPS, il tuo datore di lavoro può avviare un procedimento disciplinare. Le sanzioni possono andare dal richiamo scritto alla sospensione, fino al licenziamento per giusta causa.
Quest’ultimo passaggio, di solito, si manifesta in casi di recidiva o se viene dimostrato che stavi svolgendo un altro lavoro. Quindi, ci devono essere delle dinamiche particolarmente gravi. Ben inteso, l’unico modo per giustificarti è quello di dimostrare delle cause di forza maggiore.
Non basta dire che non hai sentito il campanello o che non funzionava: è responsabilità del lavoratore assicurarsi che il citofono funzioni, che il nome sia leggibile e di essere in condizione di sentire se qualcuno bussa. Se il citofono è rotto, la colpa è tua e la sanzione resta.