Smart working per dipendenti pubblici: come funziona e come chiederlo
Lo smart working per dipendenti pubblici – noto anche come lavoro agile – è disciplinato in Italia dalla legge 22 maggio 2017, n. 81. Deve essere svolto all’interno dell’orario e dei giorni definiti dal contratto nazionale ed è una priorità per determinate categorie di lavoratori. Come ad esempio quelli che hanno figli di età inferiore ai 12 anni o con patologie gravi con invalidità superiore al 74%.
Lo smart working, o lavoro agile, è diventato un riferimento essenziale per i dipendenti della pubblica amministrazione. Sono lontani i tempi del Covid 19, quando questa pratica ha permesso a tante persone di lavorare in sicurezza e lontano dai contatti sociali. Oggi si apprezza questa dinamica per altri motivi. E chi ha determinati impegni di famiglia sa bene che è veramente difficile farne a meno.

Bisogna aggiungere che nello scenario italiano tutti gli uffici delle pubbliche amministrazioni si muovono in modo indipendente rispetto al numero di giorni al mese. Ma c’è una tendenza continua verso la riduzione delle possibilità: la PA sembra fare marcia indietro rispetto allo smart working per dipendenti pubblici, fornendo l’opzione solo a chi ha reali (e documentate) necessità familiari.
Cos’è lo smart working per dipendenti PA?
In termini tecnici, possiamo dire che lo smart working è una modalità di esecuzione del rapporto di lavoro che si basa sulla flessibilità del luogo in cui si esercita la professione. Questa condizione viene pensata per incrementare la produttività e agevolare i tempi della vita privata e di lavoro.
È giusto chiarire un punto: non stiamo parlando di telelavoro. Non si tratta semplicemente di trasferire l’attività professionale tra le mura domestiche: lo smart working è caratterizzato da assenza di vincoli di orario o di luogo precisi (entro i limiti di massima dell’orario giornaliero e settimanale).
Inoltre, abbiamo un’alternanza tra periodi di lavoro all’interno e all’esterno dei locali aziendali. E anche delle fasce di riposo protette per garantire all’impiegato una disconnessione dal monitor. In sintesi, accettare lo smart working per dipendenti pubblici non vuol dire essere sempre disponibili.
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Qual è il quadro normativo di riferimento?
Per avere delle idee chiare e ufficiali rispetto alla regolamentazione dello smart working nella PA dobbiamo prendere come riferimento la legge n. 81/2017 (articoli 18-23), integrata per il settore pubblico dal D.Lgs. n. 165/2001 e dai successivi POLA. Ovvero i piani organizzativi del lavoro agile.
Uno dei punti da ricordare è l’aggiornamento del 2026 rispetto ad alcune novità collegate alla sicurezza sul lavoro e la regolamentazione. La modifica al Testo Unico sulla Sicurezza introduce diverse indicazioni da rispettare, lo stesso vale per i nuovi contratti collettivi dei dipendenti pubblici.
Chi può chiedere lo smart working?
Oggi sappiamo che la possibilità di chiedere lo smart working nella Pubblica Amministrazione non è un diritto assoluto per tutti. Anzi, questa opzione segue criteri di priorità e compatibilità. La priorità deve essere concessa ad alcune categorie di lavoratori che hanno delle esigenze specifiche:
- Genitori con figli fino a 14 anni (non contemporaneamente per lo stesso figlio).
- Caregiver familiari che assistono un familiare con disabilità secondo la Legge 104/92.
- Lavoratori con disabilità che richiedono flessibilità per gestire le esigenze di salute.
- Soggetti con patologie croniche o immunodepressi con un rischio elevato.
Nella pubblica amministrazione, oltre alla categoria di appartenenza, la richiesta può essere accettata solo se la mansione è allineata con le caratteristiche dello smart working. Significa che l’attività non deve richiedere l’uso esclusivo di strumentazioni presenti solo in sede, non deve esserci un contatto diretto e costante con il pubblico che si può risolvere con il digitale. Infine, la PA deve anche valutare:
- Merito.
- Performance.
- Competenze digitali.
Il datore di lavoro (quindi la PA) deve fornire ogni anno al lavoratore un documento scritto che specifichi i rischi generali, quelli legati ai videoterminali e quelli specifici del lavoro fuori sede.
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Quanti giorni posso avere di lavoro agile?
Se fai parte della pubblica amministrazione e vuoi chiedere qualche giorno di smart working devi sapere che spesso le disponibilità cambiano in base all’ente o all’ufficio di appartenenza. Ma la prestazione lavorativa dovrà essere svolta prevalentemente in presenza. Quindi, su una settimana di 5 giorni lavorativi, lo smart working è solitamente concesso per 1 o 2 giorni a settimana.
Alcune amministrazioni permettono una programmazione mensile da gestire con il dirigente in base alle scadenze dell’ufficio. I vincoli e i giorni limitati possono essere superati se si certificano condizioni specifiche come, ad esempio, gravi patologie croniche o immunodepressione certificata.
Come fare richiesta per lo smart working?
Una volta verificati i presupposti, potrai richiedere lo smart working se appartieni a una delle categorie aventi diritto, devi solo seguire determinati passaggi. In primo luogo, devi fare un check rispetto alla disponibilità dei giorni: la regola generale è la prevalenza del lavoro in presenza, ad esempio 2 giorni di smart e 3 in ufficio. Ma questo aspetto può variare in base alla singola amministrazione.
Poi devi inviare una richiesta scritta al tuo dirigente con protocollo interno o email certificata. Nella domanda devi indicare motivazione, se rientri nelle categorie prioritarie proposta di articolazione, quali giorni vorresti svolgere in modalità smart se hai tutto ciò che serve dal punto di vista tecnico.
Come, ad esempio, una connessione internet idonea e uno spazio di lavoro adeguato. Se il dirigente accoglie la richiesta, si firma l’accordo individuale che indica con estrema precisione:
- Durata se l’accordo è a termine o a tempo indeterminato.
- I giorni della settimana o del mese in cui lavori da remoto.
- Cosa devi produrre e come verrà misurato il rendimento.
- Gli orari esatti in cui devi rispondere al telefono/email.
- Le ore in cui sei autorizzato a spegnere tutto.
- Se il PC è fornito o se usi il tuo seguendo i protocolli di sicurezza.
Come previsto dalle nuove regole, prima di iniziare potresti dover firmare l’informativa annuale sui rischi (salute e sicurezza sul lavoro). E seguire un breve corso di formazione online sulla cybersecurity per la protezione dei dati della pubblica amministrazione: su questi aspetti non si può sorvolare.
Mi faccio male: di chi è la responsabilità?
Quando un dipendente della PA è in smart working viene tutelato anche nei confronti degli infortuni che possono capitare durante l’esecuzione dei propri compiti. Ovviamente deve essere provato il fatto che il dipendente non è causa dell’incidente in termini di comportamento inadeguato.
La copertura INAIL è presente come confermato dalla sentenza n. 462/2025, pubblicata l’8 maggio 2025, del Tribunale di Padova che rafforza la tutela dei lavoratori in smart working. Qui si stabilisce che un infortunio avvenuto tra le mura domestiche deve essere indennizzato. La copertura assicurativa non può essere esclusa solo perché il fatto avviene in un’abitazione privata anziché nei locali aziendali.
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Cosa succede se mi rifiutano la domanda?
Sì, può succedere che la richiesta venga negata. Il dirigente che analizza e rigetta la tua domanda, però, deve fornire una motivazione scritta che può includere riferimenti a eventuale valutazione negativa delle performance precedenti, incompatibilità delle mansioni e/o dei requisiti tecnologici, tipica situazione di chi non ha una connessione stabile in casa, eventuali esigenze di servizio. Ad esempio, lavori in un ufficio con sportello al pubblico che non si sposa con lo smart working.
Se hai i requisiti di priorità e ricevi un rifiuto non motivato adeguatamente, puoi rivolgerti al CUG, Comitato Unico di Garanzia, della tua amministrazione o ai rappresentanti sindacali.