Un militare può fare politica?

Chi fa parte delle Forze Armate deve garantire massimo distacco tra la volontà di fare politica e il ruolo svolto. Di conseguenza, se un militare vuole candidarsi deve chiedere speciali permessi e distinguere in modo netto il proprio ruolo in caserma dalla candidatura, dalla campagna elettorale e dall’eventuale elezione.


Negli ultimi anni, non sono stati pochi i casi in cui un militare ha deciso di candidarsi e di dedicarsi alla carriera politica. Uno dei più eclatanti è quello del generale Roberto Vannacci, prima in forze alla Lega e poi con un proprio partito. Da questo esempio nasce una domanda che interessa anche gli addetti ai lavori. Ovvero, in Italia un militare di carriera può fare politica, iscriversi a un partito e farsi eleggere?

Il personale militare può fare politica?

La risposta è chiara: sì, è possibile ma con delle limitazioni importanti perché è importante procedere seguendo un principio chiaro. Vale a dire quello dell’indipendenza totale delle Forze Armate, ed è proprio l’art. 1472, comma 3, del Codice dell’Ordinamento Militare che definisce l’argomento: il graduato può manifestare il proprio pensiero sui temi di servizio ma non può fare propaganda politica.

Limiti e possibilità del militare

Un militare in Italia può fare politica? Risposta sintetica: sì, un militare in Italia può fare politica ma con notevoli limitazioni. Secondo la Costituzione e il già citato Codice dell’Ordinamento Militare, i militari possono iscriversi ai partiti politici e candidarsi alle elezioni, ma devono garantire la neutralità delle Forze Armate. Questo è il tema che viene espresso per inquadrare la relazione tra militare e politica.

Chi presta servizio nelle Forze Armate può esprimere la propria opinione e associarsi a un partito, come garantito dall’articolo 49 della Costituzione, ma lo deve fare senza coinvolgere il proprio ruolo.

Quindi, ciò significa che se si trova in servizio non può svolgere attività politica. Al tempo stesso, il militare non può indossare l’uniforme durante la propaganda o ricoprire cariche direttive nei partiti.

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Perché ci sono questi obblighi?

Perché sono definiti a livello costituzionale per tutelare la collettività. Come ricorda un altro articolo fondamentale della Costituzione, il 98, i pubblici impiegati sono al servizio esclusivo della Nazione.

E si possono stabilire limitazioni al diritto d’iscriversi ai partiti politici per i militari di carriera in servizio attivo. La legge italiana, infatti, cerca di evitare che la forza delle armi o l’autorità gerarchica possano essere strumentalizzate per fini di parte, garantendo che le istituzioni militari restino al servizio dell’intera collettività, e non di una sola parte politica e indipendentemente dal singolo governo.

Quali sono i principali divieti?

Il principio da ricordare sempre è la neutralità delle Forze Armate. La legge non vuole (e non può) impedire al militare di avere un’opinione politica. Lo stesso vale per la sua partecipazione all’agone politico – ovvero il confronto, la competizione. Ma vuole impedire che l’istituzione militare venga percepita come schierata. I divieti sono contenuti principalmente nell’articolo 1483 del Codice dell’Ordinamento Militare e includono dei passaggi fondamentali per la tutela civile.

Uniforme e luoghi militari

È vietato svolgere qualsiasi forma di propaganda o attività politica all’interno di caserme, navi, aeromobili o altri ambienti simili. Un militare non può partecipare a manifestazioni o incontri politici indossando l’uniforme o facendo riferimento al proprio grado per influenzare il consenso.

Libertà di espressione

Un militare non può rilasciare dichiarazioni pubbliche agli organi di stampa o interviste su temi di politica nazionale in comizi, compromettendo il prestigio e/o l’imparzialità delle Forze Armate. Ogni comunicazione esterna che tocchi la sfera del servizio deve essere autorizzata.

Incarichi direttivi nei partiti

Pur essendo confermato il diritto di iscriversi ai partiti politici, ai militari in servizio è vietato ricoprire cariche di vertice o incarichi direttivi all’interno delle strutture partitiche. Questo principio viene sottolineato per evitare conflitti di interesse tra la gerarchia militare e quella politica.

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    Quali sono le possibilità?

    Ci sono evidenti limiti per chi decide di far conciliare carriera militare e politica. Ma non è detta l’ultima parola, ci sono anche delle opzioni che possono rendere possibile la convivenza. Ad esempio, il diritto di elettorato passivo (ovvero quello di candidarsi ed essere eletti) è garantito anche a chi indossa la divisa e porta i gradi. A una condizione: questo sospende temporaneamente il rapporto di servizio.

    Quindi, il militare non sarà più in servizio dal momento in cui la candidatura viene ufficializzata. Non perde il lavoro, ma ha diritto a una licenza speciale per la durata della campagna elettorale.

    Durante questo periodo, il dipendente statale non può prestare servizio e neanche indossare l’uniforme. In estrema sintesi, deve evitare di compiere atti che possano coinvolgere l’istituzione.

    Se il candidato viene eletto, rimane in aspettativa non retribuita per tutta la durata del mandato. Quindi, non percepisce lo stipendio dalla Difesa, ma l’indennità prevista per la carica che ricopre. Al termine del mandato elettorale, il militare ha il diritto di essere riammesso in servizio.

    Il periodo di licenza viene regolarizzato secondo le norme ma non ci sono sanzioni o pregiudizi per la carriera. A patto che durante la propaganda siano state rispettate le regole di decoro e neutralità.

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    Possibili sanzioni al militare

    Cosa succede al militare in servizio se non rispetta queste regole? La risposta si trova nell’art. 751, comma 1, n.9 del D.P.R. n. 90 del 2010. Il testo unico delle disposizioni regolamentari in materia di ordinamento militare ci ricorda che il soggetto può essere punito con la sanzione della consegna di rigore – misura amministrativa che incide sulla libertà di movimento e sulla carriera del militare – il:

    “Comportamento lesivo del principio della estraneità delle Forze armate alle competizioni politiche e la partecipazione a riunioni o manifestazioni di partiti, associazioni e organizzazioni politiche, o svolgimento di propaganda a favore o contro partiti, associazioni politiche o candidati a elezioni politiche e amministrative, nelle condizioni indicate nell’articolo 1350, comma 2, del codice (articolo 1483 del codice)”.

    Quindi, i militari possono partecipare a manifestazioni politiche? Sì, ma solo a titolo personale e rigorosamente in abiti civili. È assolutamente vietato partecipare a cortei, manifestazioni o comizi indossando l’uniforme, o esibendo simboli che richiamino l’appartenenza alle Forze Armate.

    Federico Congia

    Sono un agente registrato all'albo OAM con numero A16419, collaboratore del Dott. Silvio Parisella, agente Prexta S.p.A. gruppo Bancario Mediolanum. Mi occupo di cessioni del quinto e prestiti NoiPa convenzionati nel settore della difesa. Negli anni ho erogato migliaia di finanziamenti a un vasto numero di militari, carabinieri, corpi di polizia, vigili del fuoco e guardia di finanza. I contenuti e le opinioni eventualmente espresse all’interno di questo blog non rappresentano né corrispondono necessariamente al punto di vista dell’Azienda per cui lavoro.
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    categoria: Notizie per militari