Come funzionano i permessi elettorali retribuiti?

I dipendenti aziendali possono usufruire dei permessi elettorali per prestare servizio presso i seggi durante le elezioni. In questo modo c’è la possibilità di adempiere al proprio dovere e, al tempo stesso, assentarsi dal posto di lavoro mantenendo la paga ed evitando spiacevoli sanzioni disciplinari.


Quando si avvicinano le elezioni politiche o un referendum, chi è iscritto alle liste degli scrutatori o dei presidenti di seggio si pone questa domanda: “Se mi chiamano, come posso giustificare l’assenza sul posto di lavoro?”. Non tutti sono disposti a sostenere un giorno di paga per un dipendente assente. In realtà non c’è nulla da temere perché hai pieno diritto a usufruire dei permessi elettorali retribuiti.

Permessi elettorali retribuiti pa

Infatti, la presenza degli scrutatori e dei presidenti – ma anche dei rappresentanti di lista, dei segretari e dei promotori dei referendum – è tutelata a norma di legge. È una di quelle norme indispensabili per consentire alla democrazia di esercitare al meglio le sue funzioni: se non ci fossero queste figure sarebbe impossibile svolgere le votazioni. Ecco perché dobbiamo approfondire questo punto.

Cosa sono i permessi elettorali retribuiti?

Con questo termine intendiamo il diritto espresso dalla normativa italiana che consente a un lavoratore dipendente – privato o pubblico – di assentarsi dal lavoro per l’intera durata delle votazioni o di un referendum. Questo principio vale per le fasi preparative delle elezioni (solitamente il giorno prima si deve organizzare il seggio), la durata delle votazioni e lo spoglio con la conta delle schede.

Come ci ricorda il documento della CGIL – secondo l’articolo 119 del T.U. n. 361/57, modificato dalla Legge n. 53/90, e dell’art. 1 della Legge n. 69 del 1992 – è riconosciuto il diritto di assentarsi per tutta la durata delle operazioni di voto e di scrutinio. L’assenza è considerata attività lavorativa.

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    L’azienda può rifiutare i permessi?

    No, l’azienda non può rifiutarsi di concedere il consenso per partecipare agli scrutini come operatore. La partecipazione a operazioni elettorali come scrutatore, presidente di seggio o segretario è un dovere civico tutelato dalla legge italiana. Eventuali problemi organizzativi non giustificano una negazione, dato che il dovere civico prevale: in questo caso, il dipendente può segnalare la cosa alla prefettura.

    Chi può utilizzare questi permessi?

    I permessi elettorali retribuiti sono rivolti a tutte le persone iscritte alle liste degli scrutatori, ai presidenti di seggio e ai segretari. Ma non solo. Secondo il decreto del Presidente del Repubblica del 30 marzo 1957, nello specifico il numero 361, la platea dei beneficiari è più ampia e diversificata:

    “In occasione di tutte le consultazioni elettorali disciplinate da leggi della Repubblica o delle regioni, coloro che adempiono funzioni presso gli uffici elettorali, ivi compresi i rappresentanti dei candidati nei collegi uninominali e di lista o di gruppo di candidati nonché, in occasione di referendum, i rappresentanti dei partiti o gruppi politici e dei promotori del referendum, hanno diritto ad assentarsi dal lavoro per tutto il periodo corrispondente alla durata delle operazioni”.

    Senato della Repubblica

    Questo significa che il lavoratore continuerà a percepire il suo stipendio. Inoltre, i giorni di assenza dal lavoro compresi nel periodo appena indicato – preparazione del seggio, votazioni, spoglio – sono considerati, a tutti gli effetti, giorni di attività lavorativa. Che verranno retribuiti dal datore di lavoro e non verranno considerati come ferie godute o (peggio ancora) assenza immotivata.

    Quali sono i diritti e doveri del lavoratore?

    Nel momento in cui un dipendente è iscritto alle liste degli scrutatori, o viene chiamato per svolgere funzioni di segretario o presidente di seggio, ha la possibilità di far valere alcuni diritti di base:

    • Percepire la normale retribuzione prevista dal suo lavoro.
    • Ottenere compenso extra per la prestazione svolta.
    • Mantenere inalterato il numero di ferie previste.

    Quest’ultimo punto è fondamentale perché se l’attività elettorale viene svolta (come spesso accade) durante giornate feriali, il dipendente ha diritto a recuperare questi periodi con un riposo extra.

    In alternativa può optare per una compensazione aggiuntiva dello stipendio e rinunciare al riposo. In sintesi, se domenica sono al seggio ho diritto a una giornata libera perché quest’ultima viene intesa come attività svolta per aiutare lo Stato a svolgere le sue funzioni democratiche.

    D’altro canto, per ottenere i permessi elettorali retribuiti si devono anche rispettare delle regole. Il lavoratore deve informare prontamente il responsabile o il datore di lavoro rispetto a questa decisione. Per poi decidere se optare per il riposo compensativo o per la retribuzione aggiuntiva.

    Cosa deve fare l’azienda in questi casi?

    Quando un dipendente comunica la sua necessità di partecipare al seggio, l’azienda deve accettare la richiesta ottenendo tutta la documentazione giustificativa. Ovvero, il certificato di chiamata e l’attestato del presidente. Durante le fasi operative, chi ha necessità può chiedere la partecipazione da consegnare all’azienda come prova del fatto che in quella data era presente al seggio.

    Inoltre, l’azienda deve chiedere al dipendente se preferisce ottenere il pagamento della retribuzione o il riposo compensativo. Quest’ultimo, come ricorda la CGIL, è una soluzione alternativa al pagamento aggiuntivo per sopperire i giorni festivi o non lavorativi che cadono durante il periodo di svolgimento delle operazioni elettorali. Se, invece, preferisci monetizzare al massimo la tua attività puoi:

    • Ottenere il compenso base della giornata lavorativa.
    • Incassare il compenso dallo Stato per l’attività al seggio.
    • Chiedere all’azienda la compensazione economica.

    Ad esempio, ipotizziamo elezioni che impegnano sabato pomeriggio, domenica e lunedì. Se la settimana di lavoro è dal lunedì al venerdì, c’è il dovere di pagare la giornata di assenza (lunedì) e sostenere il riposo compensativo sabato e domenica, o attribuire una quota giornaliera di retribuzione. Se invece la settimana è dal lunedì al sabato, si pagano due giornate di assenza (esclusa la domenica).

    Dott. Silvio Parisella

    Sono un agente finanziario specialist inscritto all'albo OAM A4128. Mi occupo di prestiti dal 2005 con particolare attenzione al comparto sanità. Ho finanziato migliaia di medici, infermieri presenti in tutta Italia attraverso i prodotti di Prexta S.p.A. Gruppo Bancario Mediolanum. I contenuti e le opinioni eventualmente espresse all’interno di questo blog non rappresentano né corrispondono necessariamente al punto di vista dell’Azienda per cui lavoro.
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    categoria: Notizie per dipendenti grandi aziende