Pensione di reversibilità: cos’è e che percentuale spetta al coniuge superstite?
La pensione di reversibilità è un contributo economico rivolto ai familiari superstiti di un pensionato deceduto. Questo servizio erogato dall’INPS è fondamentale per garantire la tenuta del tessuto sociale e il benessere delle fasce più deboli.
In uno scenario in cui le pensioni minime sono molto basse, è importante tener presente che esistono dei contributi a favore di chi in un momento della propria vita perde l’unica fonte di sostentamento. Stiamo parlando della pensione di reversibilità erogata ai parenti del pensionato defunto.

Attenzione, la pensione di reversibilità spetta anche ai parenti del dipendente che non è ancora andato in pensione ma ha maturato un certo livello di contributi. Ci torneremo su questo punto, ora iniziamo a definire i punti essenziali di questo istituto previdenziale fondamentale per i più deboli.
Cos’è la pensione di reversibilità
Come anticipato, la quota di reversibilità è un trattamento riservato ai parenti diretti di una persona che ha versato i contributi ed è già in pensione. O ne avrebbe diritto ma muore prima.
Lo scopo di questo istituto è quello di garantire al coniuge (ma non solo) senza risorse economiche, e che rimane solo, una vita dignitosa. Senza questo contributo, una vedova o un figlio minorenne sarebbero in difficoltà. La pensione ai superstiti indiretta e di reversibilità è erogata dall’INPS.
La differenza con la pensione indiretta
Ricordiamo la differenza tra pensione di reversibilità e indiretta: nel primo caso, parliamo di una somma che spetta ai familiari del defunto che è già in pensione. Nel secondo, invece, il defunto (legalmente il de cuius) non è titolare di pensione ma ha maturato i requisiti con 15 anni di anzianità assicurativa. Di questi, almeno 3 anni sono nel quinquennio precedente la data del decesso.
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A chi spetta questo contributo?
Questo trattamento pensionistico è rivolto, in primo luogo, al coniuge superstite unito sia con rito civile che religioso. Ha diritto alla pensione di reversibilità anche il coniuge separato o divorziato, a patto che non sia sposato nuovamente e che non percepisca assegno divorzile. Ovviamente, la data di inizio del rapporto assicurativo deve essere anteriore alla sentenza che scioglie il matrimonio.
Una somma per il sostentamento è rivolta ai figli minorenni, inabili al lavoro e che sono ancora impegnati in un percorso di studio fino al 26esimo anno di età. Inoltre, possono percepire la pensione di reversibilità – in assenza di coniuge o figli – i genitori del defunto che superano i 65 anni di età, fratelli celibi e sorelle nubili. Ovviamente, questi devono essere a carico del lavoratore che è mancato.
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Coniuge separato ha diritto alla reversibilità?
Abbiamo già suggerito alcuni passaggi rispetto alla pensione di reversibilità per il coniuge separato o divorziato. In sintesi, spetta anche in questi casi a patto che non ci sia stato un nuovo matrimonio.
D’altro canto, come suggerisce l’art. 3 del decreto legislativo 18 gennaio 1945 n. 39 riportato dal sito dell’INPS, il coniuge risposato ha diritto a quella che viene definita doppia annualità: un assegno che include due anni della quota comprese 13esima e 14esima della pensione.
Come si calcola la percentuale di reversibilità?
Per determinare la pensione al coniuge superstite o ad altri parenti bisogna fare riferimento alle tabelle INPS. Esistono degli scaglioni ufficiali e per calcolare la somma basta prendere l’importo del cedolino e applicare le percentuali. Ecco una tabella con le aliquote di reversibilità destinate ai familiari:
| Beneficiari | Aliquota (%) |
|---|---|
| Coniuge solo | 60% |
| Coniuge e un figlio | 80% |
| Coniuge e due o più figli | 100% |
| Un figlio | 70% |
| Due figli | 80% |
| Tre o più figli | 100% |
| Un genitore | 15% |
| Due genitori | 30% |
| Un fratello o sorella | 15% |
| Due fratelli o sorelle | 30% |
| Tre fratelli o sorelle | 45% |
| Quattro fratelli o sorelle | 60% |
| Cinque fratelli o sorelle | 75% |
| Sei fratelli o sorelle | 90% |
| Sette o più fratelli o sorelle | 100% |
La pensione di reversibilità fa cumulo?
Come ci suggerisce il documento della UIL, la quota di reversibilità (che non è una misura assistenziale) fa cumulo con altri redditi assoggettati a IRPEF tranne TFR e redditi della casa di abitazione oltre alla pensione stessa. E può variare in relazione all’entità delle somme.
Se la vedova o il vedovo hanno redditi non superiori a 3 volte la pensione minima, la reversibilità viene incassata senza modifiche alla percentuale. Se arriva a 4 volte il minimo annuo, la pensione è ridotta del 25%. E del 40% se arriva tra 4 e 5 volte il minimo annuo. Oltre, si decurta del 50%.
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Come fare domanda di reversibilità?
Per avere la pensione di reversibilità, nel momento in cui hai i requisiti, devi inviare la tua domanda sul sito internet dell’INPS. Puoi eseguire la procedura attraverso enti di patronato (tipo INAS CISL) e intermediari. I documenti necessari per ottenere la pensione di reversibilità sono semplici:
- Documento d’identità valido del richiedente.
- Documento d’identità del defunto.
- Certificati di morte ed eventualmente di matrimonio.
- Stato di famiglia alla data del decesso.
- Dichiarazione dei redditi, visure catastali di entrambi.
- Nel caso, sentenza di separazione o divorzio.
- IBAN del richiedente per accredito pensione.
Puoi inoltrare la domanda anche in una delle sedi dell’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale. Per maggiori informazioni, puoi dare uno sguardo ai numeri di telefono per parlare con un operatore INPS.