Chi andrà in pensione a 70 anni? Ecco le categorie che devono aspettare ancora per andare in pensione
Ancora cattive notizie per chi spera di uscire dal lavoro e andare in pensione. Slitta a 67 anni il limite per l’età di vecchiaia se il tuo settore ne prevedeva 65 anni. In alcuni casi, però, si può arrivare anche a 70 anni ma solo in determinate occasioni.
Raggiungere l’età della pensione diventa sempre più difficile. Il governo italiano, con la sua ultima manovra, aumenta ancora di più il limite massimo in relazione all’età. Come suggerisce anche la Repubblica, non solo la legge Fornero è ancora presente ma diventa sempre più dura per alcuni settori. Tanto che si prevede, per alcune categorie di lavoratori, la possibilità di pensione a 70 anni.

Possiamo confermare che aumentano i benefici per chi resta al lavoro e si riducono le possibilità per chi vuole godersi la pensione. Con un problema importante in termini di ricambio generazionale. E si confermano anche le restrizioni per gli incentivi come Quota 103, Ape sociale, Opzione donna.
Quando arriva la pensione di vecchiaia
Nel settore pubblico si alza a 67 anni il limite di età standard per chiudere con il lavoro. E in alcuni casi è possibile andare in pensione a 70 anni ma solo se c’è reale necessità e l’accordo del dipendente. L’innalzamento del limite di età riguarda le aree che ne prevedevano 65 (aumenta di 2 anni).
L’ipotesi di restare in servizio fino a 70 anni, quindi per altri 3 anni, non è un obbligo ma una possibilità rivolta a chi ha intenzione di continuare a operare nel proprio settore. Inoltre, deve esserci accordo con l’amministrazione e la staffetta generazionale, quindi c’è bisogno di una reale necessità.
Pensione a 70 anni: chi è incluso o escluso?
Per poter accedere alla possibilità di rimanere in servizio fino (e non oltre) a 70 anni bisogna presentare domanda massimo 6 mesi prima del pensionamento. Tale possibilità riguarda i professionisti del SSN e gli infermieri indipendentemente dall’anzianità di servizio con 40 anni di contributi.
Sono escluse diverse categorie come il personale delle Forze armate e di Polizia. Anche vigili del fuoco, magistrati, avvocati e procuratori dello Stato non possono andare in pensione a 70 anni.
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Cosa accade al bonus Maroni per le pensioni
Se da un lato aumenta l’età per accedere al trattamento pensionistico, dall’altro si tende a incentivare i dipendenti a non lasciare l’impiego grazie a dei benefici economici. Nello specifico, parliamo di un aumento del bonus Maroni nella nuova legge di Bilancio del governo italiano. Nello specifico?
Grazie alle novità, il bonus diventa esentasse. Quindi, oltre a rinunciare al versamento della quota dei contributi (9,19% e 8,85% dell’imponibile per i dipendenti del settore privato e di quello pubblico), chi ha diritto ad anticipare la pensione può ottenere un ulteriore benefit se rimane in servizio.
Bisogna ricordare che la non possibilità di accedere alla pensione di vecchiaia anticipata con i 65 anni comporta il ritardo della liquidazione del TFS. Quindi la prima tranche arriva 12 mesi dopo i 67 anni.
Da leggere: dove vivere bene con la pensione italiana?
La situazione dell’anticipo pensionistico
Si confermano i canali per anticipare la pensione ma in forma depotenziata come avvenuto nel 2024. Ape sociale, Quota 103 e Opzione donna sono le opzioni ma i limiti sono evidenti: secondo la Legge di Stabilità 2025, la prima opzione sarà applicabile a 63 anni e 5 mesi, quasi mezzo anno in più rispetto al 2023. Le altre due vedono una rimodulazione dei parametri con scarsa convenienza.
Ad esempio, quota 103 consente di andare in pensione con 41 anni di contributi e 62 anni di età. Ma il ricalcolo iniziato nel 2024 rende questa soluzione poco conveniente e con un risparmio di tempo minimo (solo un anno e sei mesi rispetto all’uscita con 42 anni e 10 mesi di contributi). In sintesi?
È vero che i canali per uscire prima dal mondo del lavoro sono stati confermati ma aumentano i paletti da osservare per poter accedere alle condizioni. Accontentandosi comunque di pensioni ridotte.
Quindi, si conferma la necessità per i lavoratori di accettare ulteriori ritardi per l’entrata in pensione. A meno che non si accettino condizioni svantaggiose dal punto di vista economico.
