Addio Opzione Donna, la misura non è stata rinnovata: cos’era, come si chiedeva, chi poteva farlo e perché

Quella che conosciamo con il nome di Opzione Donna è una misura previdenziale vigente in Italia che consente alle lavoratrici di andare in pensione prima rispetto ai requisiti di base, accettando però una forte penalizzazione sull’assegno e quindi sul cedolino pensionistico. Purtroppo, questa soluzione oggi non è più praticabile.


La pensione in Italia è diventata ormai un miraggio per molti lavoratori e lavoratrici ma quest’ultima categoria aveva una soluzione in più da giocare: l’Opzione Donna. Vale a dire? Di cosa si trattava?

opzione donna

Questa misura veniva utilizzata dalle lavoratrici che desideravano andare in pensione prima di aver maturato i requisiti necessari. Il contraccolpo era chiaro: rinunciare a una parte della pensione.

La somma che percepivi nel cedolino era ridotta. E spesso non valeva la pena. Dipendeva da come vivevi il tuo lavoro e se avevi le forze per continuare a essere presente per dare il massimo.

Tanti sono i dubbi che ruotano intorno all’Opzione Donna. Anche alla luce delle novità relative alla legge di bilancio 2026 che ha escluso il provvedimento dalle misure pensionistiche italiane.

Cos’era l’Opzione Donna, una definizione

L’Opzione Donna era un regime pensionistico agevolato, introdotto dalla Legge n. 243 del 2004 (articolo 1, comma 9) nota come Riforma pensionistica Maroni e non più confermata a partire dal 2026.

Questa soluzione consentiva di andare in pensione anticipatamente rispetto ai requisiti ordinari, ma con un metodo di calcolo interamente contributivo della pensione. Rinunciando al calcolo di una quota di pensione col retributivo. I requisiti si sono ristretti ogni anno sempre di più, fino alla soppressione.

Possiamo dire che l’Opzione Donna era un compromesso: meno anni di lavoro, meno soldi nel cedolino pensionistico. Chi la sceglieva lo faceva per necessità o strategia, non perché convenisse davvero sul piano economico. In realtà, proprio da questo punto di vista non c’erano vantaggi.

Da leggere: benefici della pensione integrativa, cos’è e cosa sapere?

Quali erano i requisiti per l’Opzione Donna?

In realtà non parliamo di requisiti ma di veri e propri paletti che sono diventati di anno in anno sempre più stringenti. Quando è stata varata, l’Opzione Donna prevedeva questi punti da rispettare:

Maturazione dei requisiti di 35 anni di contribuzione a qualsiasi titolo accreditata (…) e di 57 anni di età per le lavoratrici dipendenti o di 58 per le autonome. E, per entrambe le categorie, di tre mesi per aspettativa di vita dal 2013.

Queste sono le indicazioni nel sito dell’INPS. Che è rapido nel ricordarci un presupposto decisivo: i punti sono stati diretti e indirizzati sempre verso condizioni meno favorevoli. Nel 2023 il requisito anagrafico è stato spostato a 60 anni che diventano 59/58 se la lavoratrice ha uno/due o più figli.

Le lavoratrici dovevano aver maturato 35 anni di contributi e un’età minima. Negli ultimi anni è stata fissata a 58-60 anni per le dipendenti, 59-61 per le autonome. Le ultime versioni della norma hanno introdotto delle priorità per categorie svantaggiate (caregiver, invalide, licenziate o dipendenti di aziende in crisi) e un numero limitato di accessi annui. Quindi, non era sempre possibile fare domanda.

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    L’Opzione Donna è stata cancellata oggi?

    Come sappiamo, l’Opzione Donna era una misura introdotta nel 2004 dall’allora Ministro del Welfare Roberto Maroni e rinnovata di anno in anno nella legge di bilancio che si approva entro il 31 dicembre. Questo stava avvenendo anche nel 2025 anche se c’erano ulteriori tagli e paletti da rispettare.

    In sintesi, poter accedere all’Opzione Donna diventava sempre più difficile. Le agenzie di stampa hanno confermato le voci che si sentivano in giro: l’Opzione Donna non verrà proposta per il 2026. Il problema fondamentale come indica anche Fan Page è la mancanza di coperture sufficienti.

    Tutto questo si inserisce in un quadro di profonda difficoltà, in cui si sottolinea come l’Italia sia uno dei paesi in cui andare in pensione è sempre più difficile. Soprattutto a condizioni economiche dignitose.

    Quali sono le reazioni a questa cancellazione?

    Chiaramente, le opposizioni hanno criticato aspramente la decisione del Governo di eliminare l’Opzione Donna. Bisogna ricordare, però, che le misure stringenti avevano reso questa soluzione già poco allettante. Tanto che nel 2022 ne hanno beneficiato 24 mila, nel 2024 quasi 5 mila.

    Bisogna aggiungere che, oltre a cancellare l’Opzione Donna, la nuova legge di bilancio elimina anche Quota 103, un’altra misura di pensionamento anticipato introdotta dalla Legge di Bilancio 2023 che permette l’accesso alla pensione al raggiungimento di un valore dato dalla somma di età anagrafica e anni di contributi: almeno 62 anni di età e 41 anni di contributi versati allo Stato.

    Da leggere: come funziona la 14esima durante la pensione?

    Cristallizzazione del diritto, la soluzione

    L’Opzione Donna non è stata prorogata per nuove adesioni. Ma ci sono delle soluzioni per continuare a ottenere i benefici anche se per molte donne sarà impossibile avere la possibilità di aderire.

    Chi ha già maturato i requisiti entro fine 2024 – 35 anni di contributi e l’età minima richiesta, 61 anni con possibili riduzioni – manterrà il diritto di accedere ai benefit grazie alla cristallizzazione del diritto. Per il resto, Quota 103 e Opzione Donna verranno cancellate, resta solo l’APE sociale.

    Dott. Silvio Parisella

    Sono un agente finanziario specialist inscritto all'albo OAM A4128. Mi occupo di prestiti dal 2005 con particolare attenzione al comparto sanità. Ho finanziato migliaia di medici, infermieri presenti in tutta Italia attraverso i prodotti di Prexta S.p.A. Gruppo Bancario Mediolanum. I contenuti e le opinioni eventualmente espresse all’interno di questo blog non rappresentano né corrispondono necessariamente al punto di vista dell’Azienda per cui lavoro.
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