Un militare può avere la partita IVA? Regole valide anche per carabinieri, finanzieri e Polizia
I militari, compresi i Carabinieri e le forze di Polizia, non possono svolgere attività extra lavorative facilmente, neanche con partita IVA. Ci sono rare eccezioni che devono essere vagliate con attenzione dal comando generale e resta valido il principio secondo il quale non bisogna contrastare mai l’attività principale.
Sappiamo che esistono delle regole per dipendenti pubblici che vogliono aprire la partita IVA: sono valide anche per militari in servizio come i Carabinieri o chi presta servizio nell’esercito? Il punto è questo: chi è alle dipendenze dello stato deve dedicare massimo impegno al proprio lavoro.

Considerando gli stipendi della Pubblica Amministrazione, può sembrare una buona idea aprire una partita IVA per un secondo lavoro, un’attività extra-orario per arrotondare la mensilità.
Ma un dipendente dell’esercito – anche se opera come Carabiniere o in un’altra forza di polizia ad ordinamento militare – deve seguire delle regole che sono ancora più restrittive e coercitive nei confronti di attività secondarie. Ecco perché bisogna fare attenzione all’apertura di una partita IVA.
Normativa relativa a militari e partita IVA
Partiamo dalla base: l’articolo 98 della Costituzione Italiana chiarisce che “i pubblici impiegati sono al servizio esclusivo della Nazione”. Questo vale, ovviamente, anche per militari di qualsiasi grado e forze di Polizia, come anche Carabinieri e Guardia di Finanza. A questo possiamo aggiungere altre fonti?
Certo, articolo 2105 del codice civile affronta un tema di carattere generale che riguarda l’obbligo di fedeltà del prestatore di lavoro, vietandogli di trattare affari in concorrenza con il suo datore di lavoro.
Poi c’è il famoso Decreto n.3 del 10 gennaio 1957 che lega il dipendente pubblico alle dipendenze dello Stato con un vincolo esclusivo. Tutto questo diventa ancora più incisivo con i militari.
Anche perché si aggiungono delle precisazioni molto stringenti come la Circolare del Ministero della Difesa del 31 luglio 2008 con disposizioni in materia di esercizio di attività extraprofessionali retribuite da parte del personale militare e di concessione delle relative autorizzazioni. Qui si disciplinano le incompatibilità lavorative di tutto il personale militare in servizio permanente o in ferma.
Infine, per chiudere il cerchio delle fonti ufficiali, abbiamo il Codice dell’ordinamento militare italiano che ci ricorda come la professione militare sia incompatibile con altre professioni.
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Un carabiniere può aprire partita IVA?
Concentriamoci su un caso specifico, quello del carabiniere che vuole aprire una partita IVA perché così può utilizzare la flessibilità della libera professione per guadagnare di più. In questo caso specifico, è proprio la Circolare del Ministero della Difesa del 31 luglio 2008 a dare dei riferimenti:
Il personale appartenente al ruolo appuntati e carabinieri “non può esercitare alcuna professione, mestiere, industria o commercio, né comunque attendere ad occupazioni o assumere incarichi incompatibili con l’adempimento dei suoi doveri”.
Questo vale anche per ufficiali, sottufficiali e volontari. Come suggerisce il documento, però, ci sono delle eccezioni che consentono ai militari di avere degli sbocchi lavorativi capaci di accordarsi con le rigide norme in primo luogo della Pubblica Amministrazione e poi dell’ordinamento militare.
Quali sono le eccezioni per i militari?
Come anticipato, l’articolo 894 del D. Lgs. n.66 del 2010 noto come il Codice dell’ordinamento militare stabilisce dei punti chiari: la professione di militare è incompatibile con l’esercizio di ogni altra attività, e nello specifico con “l‘esercizio di un mestiere, di un’industria o di un commercio”.
Quindi, ad esempio, non posso avere un negozio e fare il Carabiniere. O fare il personal trainer ed essere ufficiale dell’esercito. Sono precluse anche le cariche di amministratore, consigliere, sindaco o altra opzione simile – sia retribuita che non – in società che hanno un fine economico, di lucro.
Questa precisazione apre le porte ad alcune possibilità. Ad esempio, in alcune circostanze il comando superiore può consentire al militare di svolgere un’attività secondaria percependo un compenso.
Un caso tipico è la collaborazione con progetti editoriali, ad esempio la scrittura di articoli per una rivista. La condizione essenziale è sempre la perfetta armonia con il ruolo principale del militare.
Infatti, non devono esserci intralci né dal punto di vista pratico e operativo, né nei principi. In ogni caso, qualsiasi iniziativa deve essere sempre comunicata e concordata con i diretti superiori del comando.
Polizia e partita IVA: il caso del Tar Veneto
Uno dei punti più noti è quello del Tar Veneto che ha accolto il ricorso di un dipendente della Polizia di Stato per l’apertura di una partita IVA utile alla propria attività di agricoltore. La sentenza 00254/2023 dà ragione al dipendente ma bisogna fare attenzione ai dettagli. Il permesso è stato concesso solo perché il soggetto è imprenditore agricolo che non esercita le attività di commercializzazione.
La partita IVA era necessaria per conservare l’azienda di famiglia e acquistare materiale e macchinari. Ma non per avviare un’attività commerciale che di base è vietata sia ai dipendenti pubblici che ai militari.