Un medico ospedaliero può esercitare la libera professione?
I medici e i dottori che lavorano in ospedale possono avere dei pazienti privati e ottenere dei profitti extra dalla libera professione. Ma non si può improvvisare: ci sono delle regole etiche e organizzative da seguire in queste circostanze.
Quali sono i rapporti tra medico ospedaliero e libera professione? Un dottore assunto presso un ospedale pubblico può avere una partita IVA e valutare un paziente che ha bisogno di un consulto? Il medico che fa visite nel suo studio non è un tabù, non ci sono confini tra attività pubblica e privata.

Anzi, in alcuni casi è la stessa ASL che permette al medico di operare in regime di intramoenia, nota anche come Attività Libero Professionale Intramuraria (ALPI) secondo la legge n. 189 del 08/11/2012.
Quindi, un medico ospedaliero può esercitare la libera professione? Ci sono dei riferimenti che ogni professionista deve valutare per svolgere un percorso professionale intramoenia ed extramoenia.
Una definizione del lavoro interno o esterno
Abbiamo già citato più volte questi concetti: intramoenia ed extramoenia. Sono fondamentali per capire se e come un medico ospedaliero può esercitare la libera professione con partita IVA. Bene, il primo termine indica l’esercizio, da parte di medici e dirigenti sanitari dipendenti del Servizio Sanitario Nazionale (SSN), di prestazioni sanitarie a pagamento al di fuori dell’orario di lavoro istituzionale.
Tutto questo deve avvenire all’interno delle strutture sanitarie pubbliche o in spazi esterni autorizzati (in questo caso parliamo di intramoenia allargata), a favore di un corrispettivo da versare all’ospedale.
Tutto questo è regolato dal D.Lgs. 30 dicembre 1992, n. 502, art. 4 e 15-quinquies e dai contratti collettivi nazionali di lavoro relativi all’area della sanità. Cosa significa, in sintesi, questa condizione?
- L’intramoenia deve avvenire su richiesta diretta del paziente.
- Questa condizione deve essere regolamentata da tariffe prestabilite.
- L’azienda sanitaria trattiene una quota dei compensi del libero professionista.
L’attività di extramoenia, invece, consente l’operatività professionale al di fuori degli ospedali del settore pubblico in cui presta servizio, in studi privati o presso altre strutture autorizzate esterne.
Tutto questo – regolato sempre dall’art. 15-quinquies del D.Lgs. 502/1992 – deve avvenire in modo che sia compatibile con l’incarico e sempre dopo l’autorizzazione dell’amministrazione sanitaria.
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Medici con rapporto di lavoro esclusivo
Uno dei casi in cui il medico ospedaliero può operare la libera professione, con una serie di limitazioni ben precise, è quello a tempo pieno con esclusività. Questo significa che il professionista non può esercitare la libera professione esterna, ma può svolgere attività intramoenia (o intramuraria).
Quindi ha la possibilità di effettuare visite private, con la propria partita IVA, all’interno dell’ospedale o in strutture convenzionate. Sempre al di fuori dell’orario di servizio prestato in ospedale. Quindi, chi accetta questa condizione non può esercitare privatamente in regime extramoenia.
Ci sono stati dei tentativi di ribaltare questa decisione specifica. Ma la Corte Costituzionale, con la sentenza numero 153 del 2024, ha ribadito questo divieto. Nello stesso momento, gli ermellini hanno dichiarato incostituzionali le norme regionali che prevedevano il contrario.
Medici con rapporto di lavoro non esclusivo
Chi definisce la propria professionalità con questa soluzione può lavorare con il profilo dell’extramoenia. Ovvero, l’attività di studio privato che è convenzionato con il Servizio Sanitario Nazionale. Il medico ospedaliero può esercitare la libera professione anche fuori dall’ospedale.
Quali sono i punti di questa condizione? In primo luogo, l’attività extramoenia deve essere autorizzata dall’amministrazione di appartenenza e non deve in nessun modo interferire con l’orario di lavoro.
Lo stesso vale per le esigenze organizzative dell’ospedale. Eventuale riduzione dello stipendio deve essere definita dal contratto di lavoro firmato dal professionista nel momento dell’assunzione.
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Il ruolo dell’ASL in questo equilibrio
Se un medico sceglie avvalersi del suo diritto di effettuare la libera professione solo tra le mura dell’ospedale, l’ASL ha il dovere di fornire tutto il necessario in termini di apparecchiatura e personale.
Al tempo stesso, deve verificare che tutte le prestazioni rispettino gli standard qualitativi e l’equilibrio tra attività pubblica e privata. Questo vale sia per l’intramoenia che per l’extramoenia.
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Pro e contro delle varie opzioni in esame
Uno dei dubbi per i medici: cosa conviene scegliere? Come fondere il lavoro di medico ospedaliero e libera professione? Allora, in primo luogo dobbiamo sottolineare che l’opzione extramoenia è quella preferita da chi ha, ovviamente, uno studio proprio e un’attività personale già avviata.
Chi, invece, ha bisogno di una struttura di riferimento sceglie l’intramoenia, opzione comoda e adatta a chi ha bisogno di offrire un’alternativa privata senza dover ricorrere a strutture esterne. Come puoi facilmente immaginare, il percorso extramoenia è preferito da chi vuole separare chiaramente attività pubblica e privata. Sempre nel rispetto degli obblighi presi con il Servizio Sanitario Nazionale.