Cosa può fare il medico in pensione? Può avere partita IVA?

Un medico in pensione può continuare a esercitare la professione aprendo una partita IVA (anche con regime forfettario) per svolgere attività privata. Può anche fare il consulente per aziende e strutture sanitarie private, ma non può più lavorare in un ospedale legato al SSN.


Il medico che va in pensione resta sempre un professionista: può godersi il meritato riposo o esercitare la sua funzione con la sua partita IVA (anche forfettaria) nello studio privato.

Tutto questo non è un caso. Infatti, la carenza dei sanitari in Italia spinge verso una direzione diversa. Oggi i medici possono andare in pensione a 68 anni oppure anticipare l’uscita a 65 riducendo in parte il cedolino mensile. Ma si può decidere anche di continuare a lavorare: secondo il decreto-legge 14 marzo 2025, n. 25, il medico di famiglia può rimanere in servizio fino a 73 anni

Medico in pensione: attività, ricette e certificati

Per gli ospedalieri questi limiti sono leggermente inferiori – 70 anni – ma la realtà è che sempre più medici vanno in pensione e continuano a lavorare come liberi professionisti. Il motivo? Scopriamolo insieme delineando anche obblighi e regole da rispettare per procedere a norma di legge.

Il medico in pensione può lavorare?

Sì, iniziamo a chiarire questo punto: quando il dottore va in pensione può continuare a esercitare come libero professionista. Quindi, continua a portare avanti la sua partita IVA (o ne apre una se non ce l’ha) e accoglie i pazienti nel suo studio privato, a casa o in un altro edificio utile allo scopo.

In realtà, la disponibilità di una partita IVA permette al medico che è andato in pensione di lavorare nel suo studio privato ma anche di operare come consulente e collaborare con cliniche private.

Le opzioni sono diverse, da valutare in base ai propri impegni e al desiderio di godersi la pensione. Ad esempio, per tenersi impegnato un medico che percepisce la pensione può accettare compiti nel mondo dell’istruzione universitaria, può lavorare in centri di ricerca e cliniche private. Comprese le RSA, le residenze per anziani. Nel settore pubblico, però, i medici pensionati non possono lavorare.

Perché questa opzione è molto diffusa?

L’idea di andare in pensione e utilizzare la partita IVA per collaborazioni più o meno frequenti è particolarmente ambita perché consente al medico di gestire come preferisce la propria disponibilità.

Magari il medico non ha più voglia di fare studio ogni giorno e gestire le responsabilità di un reparto ospedaliero, ma vuole avere più tempo libero a disposizione. Nel frattempo, può fissarsi qualche impegno per avere sempre un introito economico per garantire la giusta stabilità del proprio bilancio.

Da leggere: un medico ospedaliero può esercitare la libera professione?

Nessun obbligo di ECM per chi non lavora

Uno dei punti della professione sanitaria è la necessità di seguire gli ECM, ovvero l’Educazione Continua in Medicina. Questi sono crediti formativi obbligatori per tutti i professionisti della salute come medici, infermieri, farmacisti, psicologi, fisioterapisti, veterinari e così via. Anche per chi è in pensione?

No, i medici pensionati che non lavorano più sono esclusi dall’obbligo di seguire l’Educazione Continua in Medicina e conseguire i relativi crediti. I medici che, pur essendo in pensione, svolgono regolare attività lavorativa sono comunque tenuti a conseguire il corretto aggiornamento professionale.

SSN: le regole per il medico in pensione

Il concetto fondamentale è questo: nel momento in cui il medico va in pensione, non può collaborare con il SSN a meno che non si tratti di un ruolo dirigenziale o di collaborazione gratuita. Quindi, non può svolgere le funzioni della medicina convenzionata. Questo significa che è vietato prescrivere ricette o impegnative del Servizio Sanitario Nazionale. E non può assumere ruoli retribuiti nel pubblico.

Può, come sottolinea la circolare 0003044 del 16/09/2024, fare dei certificati medici a patto che sia ancora iscritto all’Albo. E che, ovviamente, operi come libero professionista nel suo campo. Bisogna aggiungere che il medico di base in pensione può effettuare sostituzioni di un collega ma con un limite: ha come tetto massimo una soglia di 30 giorni all’anno. E nel pubblico non può effettuare sostituzioni.

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    I medici in pensione pagano l’ENPAM

    Altro dubbio tipico dei medici che decidono di continuare a lavorare nonostante la pensione: si devono continuare a pagare i contributi? Sì, anche se si ritira già il cedolino pensionistico se si effettuano delle visite a pagamento con partita IVA bisogna versare i contributi. Questo, chiaramente, chiama in causa l’ENPAM. Per fortuna, come suggerisce il sito ufficiale dell’ente, l’aliquota è pari alla metà della misura ordinaria. I contributi versati, ovviamente, contribuiscono ad aumentare la pensione.

    Dott. Silvio Parisella

    Sono un agente finanziario specialist inscritto all'albo OAM A4128. Mi occupo di prestiti dal 2005 con particolare attenzione al comparto sanità. Ho finanziato migliaia di medici, infermieri presenti in tutta Italia attraverso i prodotti di Prexta S.p.A. Gruppo Bancario Mediolanum. I contenuti e le opinioni eventualmente espresse all’interno di questo blog non rappresentano né corrispondono necessariamente al punto di vista dell’Azienda per cui lavoro.
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    categoria: Notizie per i medici