Lavoro dopo la pensione: come gestire cumulo pensione e reddito
Possiamo lavorare dopo il pensionamento? Certo, però ci sono delle condizioni da valutare. Non possiamo sommare il cedolino pensionistico con gli introiti che arrivano dal lavoro: bisogna gestire questo passaggio dal punto di vista fiscale.
Sempre più persone decidono di mantenersi in attività dopo la pensione e continuare il proprio lavoro. Certo, molto dipende dal tipo di impiego che si svolge: alcune occupazioni sono troppo impegnative per essere proseguite. Ma la possibilità di continuare a lavorare dopo aver raggiunto età e contributi del pensionamento attira molti anziani che non si sentono ancora tali. Le motivazioni sono diverse.

Qualcuno decide di rimanere in attività per sfruttare la vitalità e la forza, ma anche la passione per il proprio lavoro. Non tutti sono fisicamente provati e in alcuni casi si fondono le esigenze economiche. Magari si vuol continuare a lavorare qualche anno per mettere da parte dei risparmi.
Se c’è necessità si può chiedere una cessione del quinto o un prestito INPS per ex dipendenti pubblici. O ancora un anticipo del TFS in modo da avere subito tutta la liquidità necessaria. E se vuoi procedere diversamente? Bisogna valutare il cumulo tra pensione e reddito maturato con il lavoro.
Chi va in pensione può continuare a lavorare?
Sì, non è vietato andare in pensione e prestare servizio con un contratto di lavoro. In passato c’erano dei problemi con il cumulo del cedolino pensionistico e gli introiti derivati dall’attività lavorativa.
Poi, il decreto legge 112/2008 ha permesso il cumulo di pensione e redditi da lavoro autonomo e dipendente. Questo passaggio, secondo l’articolo 19, prevede delle formule piuttosto generose:
“Tutte le pensioni di anzianità (…) godono dello stesso regime di totale cumulabilità con i redditi da lavoro autonomo e dipendente, indipendentemente dal regime pensionistico (retributivo, contributivo o misto) al quale appartengano”.
Quindi, il lavoro dopo la pensione con relativa cumulabilità dei redditi è possibile sia per pensione di vecchiaia che per quella anticipata, per lavoro autonomo e dipendente, per pensione retributiva e contributiva o mista. Quindi, tutto ciò si definisce anche se il lavoratore ha iniziato a contribuire prima o dopo il 31 dicembre 1995 (data che definisce lo switch dal sistema retributivo a quello contributivo).
Cosa accade ai contributi che hai versato?
Domanda legittima. Se lavoro verso dei contributi per il giorno della pensione: cosa accade se continuo a prestare servizio dopo questo momento? Hai il supplemento di pensione. Dopo 5 anni, il cedolino pensionistico subisce un aumento dovuto proprio a questo periodo in cui hai continuato a lavorare.
Gli anni si riducono a 2 se hai raggiunto già l’età pensionabile prevista dalla gestione del settore in cui operi. Ma dopo quanto tempo posso iniziare a lavorare una volta raggiunta la pensione? Per accedere allo status di pensionato devi chiudere ogni rapporto lavorativo in essere.
Poi, hai la possibilità di accedere a nuove mansioni una volta avviato il trattamento pensionistico che di solito si attiva un mese dopo il giorno in cui hai raggiunto i parametri necessari. E puoi essere assunto anche dalla stessa azienda. A meno che tu non sia un dipendente pubblico.
Chi non può lavorare dopo la pensione?
Questa regola del lavoro dopo la pensione possibile per tutti, e con cumulo dei redditi, è realtà. Ma non è universale. Ci sono delle categorie escluse. La legge di bilancio 2014, ad esempio, non permette di lavorare a chi va in pensione con quota 103 e APE Sociale, ovvero l’anticipo pensionistico.
Restano esclusi quota 100 e 102, il problema sussiste con le formule di pensionamento prima dell’età di vecchiaia: non ha senso andare in pensione in anticipo e ricominciare a lavorare.
Il divieto di cumulo è presente nei confronti dei dipendenti pubblici se riprendono servizio presso le PA. Questo per l’articolo 19 del D.L. 112/2008, secondo il quale il cumulo non è ammesso se:
“Il nuovo servizio prestato costituisca una derivazione, una continuazione od un rinnovo del rapporto precedente che ha dato luogo alla pensione”.
Non sussistono le possibilità di prolungare il proprio lavoro ma c’è bisogno di liquidità? Noi di Rata su Misura possiamo suggerire i migliori prestiti per dipendenti pubblici o ex statali. Ad esempio, si può puntare sulla cessione del quinto della pensione che consente di gestire comodamente le rate.

Tasse per pensionato che continua a lavorare
Quanto si paga in questi casi? È giusto ricordare che c’è la possibilità di cumulare i redditi ma è anche vero che bisogna pagare le imposte su ciò che guadagni. E sulla somma complessiva.
In altre parole, la pensione è quella che ti spetta e non viene toccata. Dal reddito da lavoro dipendente devono essere tolti i contributi e le imposte di base, cosa che già avviene per il cedolino pensionistico. Sommando il netto di questi elementi si ottiene il reddito complessivo sul quale si paga l’IRPEF:
- 23% se si guadagna fino a 28.000 euro l’anno.
- 35% per chi rientra tra 28.000 a 50.000 euro.
- 43% per chi supera i 50.000 euro l’anno.
Quindi è chiaro che prima di iniziare a lavorare dopo la pensione bisogna fare qualche calcolo per capire come e quando conviene riprendere l’attività lavorativa, anche per evitare un balzo di scaglione.