I dipendenti pubblici verranno valutati dall’AI?

L’intelligenza artificiale, e nello specifico i modelli LLM ovvero Large Language Model, possono aiutare gli statali a organizzare il lavoro, i compiti ripetitivi e gli orari. Ma possono essere sfruttati anche per valutare il lavoro svolto con una serie di automatismi che possono spaventare. Sarà il momento, questo, in cui le macchine decideranno chi promuovere e chi licenziare senza appello?


Il grande timore di tutti i lavoratori, non solo nel settore privato ma anche in quello pubblico: dover affrontare il giudizio di una macchina. La notizia dei dipendenti pubblici che verranno valutati dall’intelligenza artificiale ha fatto scalpore. Non è un’esagerazione: secondo il Corriere della Sera, nella bozza del prossimo contratto di lavoro è previsto l’uso dell’AI nelle valutazioni del personale.

Certo, non è solo questo il punto: le applicazioni basate su LLM, i grandi modelli di linguaggio come Claude e ChatGPT, verranno utilizzate per migliorare sensibilmente la qualità del lavoro. Ed è anche giusto che sia così: nessuno vuole (e può) mettere in dubbio la possibilità di progredire.

dipendenti pubblici valutati dall'intelligenza artificiale

L’intelligenza artificiale, governata e guidata dalle giuste competenze, può alleggerire il dipendente da una serie di compiti ripetitivi. Esempio: leggere un PDF di diverse pagine e creare una sintesi.

Ciò che viene visto con sospetto, però, è l’idea di poter utilizzare l’intelligenza artificiale come strumento per valutare e giudicare l’operato del dipendente statale. Sarà una soluzione fredda e spersonalizzata, capace di ignorare aspetti umani che potrebbero orientare diversamente il giudizio?

La nuova bozza del contratto di lavoro

La notizia dell’introduzione dell’intelligenza artificiale nel processo di valutazione dei dipendenti pubblici riguarda la bozza del CCNL Funzioni Centrali 2025-2027: un documento che si riferisce a circa 180.000 dipendenti tra diversi uffici che fanno capo a ministeri, agenzie fiscali ed enti non economici.

Questa novità – che verrà discussa dall’Aran, l’organismo tecnico che rappresenta tutte le PA nelle trattative per i contratti collettivi di lavoro, e i sindacati – è solo la punta dell’iceberg che potrebbe intercettare tutti i 3,6 milioni di dipendenti statali attivi nella Pubblica Amministrazione.

Per la cronaca, questa bozza del contratto collettivo ha delle notizie importanti anche rispetto alle tutele per i malati oncologici con 10 ore aggiuntive di permessi retribuiti e congedi fino a 24 mesi.

Da leggere: blocco stipendio (o della pensione) ai dipendenti della PA

Come verrà applicata l’intelligenza artificiale?

Il vero nodo da chiarire è questo: in che modo si applicheranno i principi e le possibilità dell’intelligenza artificiale nel processo decisionale a favore (o contro) il singolo dipendente? Considerando sempre che il documento è ancora una bozza in fase di contrattazione, questi sono gli elementi trapelati.

Informativa preventiva ai sindacati

Le PA che utilizzano sistemi di intelligenza artificiale per automatizzare processi organizzativi, gestionali o decisionali che influenzano il rapporto di lavoro devono inviare un’informativa preventiva ai sindacati. Quindi, questi organi di tutela devono sapere in anticipo se verrà introdotta l’AI.

Formazione sempre obbligatoria

Le amministrazioni dovranno garantire percorsi formativi al personale coinvolto nell’utilizzo delle applicazioni per assicurare un uso consapevole e coerente con i principi di imparzialità.

Divieto di decisioni automatizzate

L’intelligenza artificiale non può portare a decisioni automatizzate che hanno effetti giuridici o influenzano in modo significativo il rapporto di lavoro senza un adeguato intervento umano.

In pratica, la responsabilità finale deve essere sempre del dirigente. L’AI può suggerire, ma non decidere da sola sulle valutazioni di performance, assegnazione di compiti, orari di lavoro.

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    Il vero problema di questa condizione

    Ci sono diverse critiche che vengono mosse all’introduzione dell’intelligenza artificiale nella bozza del nuovo contratto di lavoro. Una delle più sedimentate e condivise riguarda proprio le valutazioni del personale, le famose pagelle che in qualche modo dovrebbero risolvere le valutazioni massive.

    La PA ha un problema: tutti i dipendenti, in fase valutativa, prendono il massimo, tanto che il ministro Zangrillo – che si occupa appunto della Pubblica Amministrazione – ha inserito un tetto del 30% alle eccellenze. Tutto questo nel disegno di legge sul merito, attualmente in discussione in Parlamento.

    Il processo per inserire l’intelligenza artificiale in un contesto del genere, e per tentare di arginare un sistema valutativo potenzialmente inadeguato, viene visto come una forzatura. Tanto che il presidente dell’Aran Antonio Naddeo sottolinea un punto essenziale per tutelare i dipendenti:

    Abbiamo deciso di introdurre subito con il contratto delle regole chiare, in linea con la normativa italiana, e che assegnino al dirigente e quindi all’uomo, la parola finale e la responsabilità di qualsiasi decisione che abbia alla base l’uso degli algoritmi.

    Quindi, considerando che ci troviamo ancora di fronte a una bozza, probabilmente ci saranno ancora delle contrattazioni per raggiungere un equilibrio. Ma il timore che viene profilato è questo: cosa succede se veniamo valutati da una macchina, da un algoritmo, che non ha alcuna considerazione personale? E che magari può anche sostituire completamente il dipendente pubblico?

    Da leggere: crediti retributivi per chi lavora nella Pubblica Amministrazione

    Il contesto: intelligenza artificiale e lavoro

    Per concludere questo articolo è giusto dare alcune informazioni generali su come procede la relazione tra lavoro e intelligenza artificiale. Si inizia dalla base teorica: l’AI libererà l’uomo dalla schiavitù del compito ripetitivo e dalla fatica dell’attività senza valore. In pratica, sarà un aiutante.

    Tutto molto interessante. L’evoluzione, però, è meno idealistica perché l’idea è quella di poter sostituire l’uomo anche nelle attività decisionali. Ovvero, dove non c’è solo un’attività manuale ripetitiva (scansionare il PDF) ma entra in gioco anche un percorso cognitivo, basato sulla sensibilità.

    settori che perderanno lavoro con l'AI
    Settori che perderanno posti di lavoro con l’AI.

    I dati ci ricordano che c’è una grande esposizione (in termini negativi, quindi di sostituzione dei posti di lavoro) delle professioni all’IA rispetto ai settori economico-professionali. Ma il timore non è solo quello di vedere erodere prima l’occupazione degli entry level, poi quello dei middle e infine dei senior.

    I dipendenti hanno paura di dover essere giudicati dall’intelligenza artificiale. Perché non contestualizza, non ha una visione d’insieme, non ha una valutazione umana. Che resta un presupposto essenziale per prendere decisioni che riguardano le persone, e quindi i lavoratori.

    Dott. Silvio Parisella

    Sono un agente finanziario specialist inscritto all'albo OAM A4128. Mi occupo di prestiti dal 2005 con particolare attenzione al comparto sanità. Ho finanziato migliaia di medici, infermieri presenti in tutta Italia attraverso i prodotti di Prexta S.p.A. Gruppo Bancario Mediolanum. I contenuti e le opinioni eventualmente espresse all’interno di questo blog non rappresentano né corrispondono necessariamente al punto di vista dell’Azienda per cui lavoro.
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    categoria: Notizie per dipendenti pubblici