Sono un dipendente statale: posso pubblicare un libro e guadagnarci?
Sappiamo che i dipendenti dello Stato non possono fare due lavori. O comunque hanno dei limiti importanti su eventuali attività parallele. Ma sulla pubblicazione dei libri o di altri frutti dell’ingegno c’è il via libera della legge italiana.
Il dipendente statale può scrivere e pubblicare un libro, questo è chiaro. In realtà non può svolgere lavori che impediscono lo svolgimento del proprio impiego. O che crea un conflitto d’interesse. Ma pubblicare un testo con un editore rientra nei limiti concessi dalla legge per le collaborazioni.

Sappiamo che un dipendente statale ha come obbligo la massima dedizione nei confronti del proprio impiego. Molti si domandano se si può avere la partita IVA e svolgere una seconda attività.
In determinati settori, come quello medico, la risposta è affermativa. Nella maggior parte dei casi ci sono dei limiti ben precisi. Ma per quanto riguarda la pubblicazione di libri e articoli di giornali le regole sono chiare: c’è il via libera per lavorare sulla propria passione editoriale. E trarne relativi profitti.
L’attività editoriale del dipendente pubblico
Secondo la legge italiana, il dipendente in forza allo Stato può pubblicare libri di qualsiasi tipo e trarne benefici. Quindi, può diventare anche uno scrittore o rilasciare testi saltuariamente. Come sottolinea l’articolo 53, comma 6, del decreto legislativo n. 165 del 2001, sono esclusi dall’incompatibilità del pubblico dipendente i compensi legati alle “opere dell’ingegno e di invenzioni industriali”.
In questa categoria rientrano anche i diritti d’autore per eventuali pubblicazioni di libri. Per maggior precisione, sottolineiamo che sono consentite collaborazioni con giornali, riviste, enciclopedie e simili. Quindi, le leggi non impediscono ai dipendenti pubblici di pubblicare poesie, saggi e romanzi.
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Cosa intendiamo per opere d’ingegno?
Il dipendente statale può pubblicare un libro perché questo prodotto rientra in quello che definiamo opere d’ingegno. Le quali vengono definite dal dispositivo dell’art. 2575 Codice Civile:
“Appartengono alle scienze, alla letteratura, alla musica, alle arti figurative, all’architettura, al teatro e alla cinematografia, qualunque ne sia il modo o la forma di espressione”.
Quindi, abbiamo un collegamento chiaro e cristallino dei passaggi. Il decreto legislativo conferisce al dipendente pubblico la possibilità di guadagnare grazie alle opere d’ingegno. E il Codice Civile chiarisce che in questa categoria rientrano anche le creazioni di letteratura. Quindi, la scrittura di un libro.
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Quali sono i limiti da osservare?
Anche se il dipendente pubblico può scrivere e pubblicare un libro, guadagnando dai diritti d’autore o royalties, bisogna ricordare che esistono comunque dei limiti da osservare. Nello specifico?
Chi presta servizio negli uffici statali deve sempre svolgere quest’attività in modo da non intralciare la propria produttività. Per intenderci, puoi scrivere il tuo libro giallo o il romanzo rosa nel tempo libero, quando sei in ferie o il sabato e la domenica. Chiaramente, non durante l’orario di lavoro.
Inoltre, il già citato articolo della Gazzetta Ufficiale ci ricorda (al comma 7) che i dipendenti pubblici non possono svolgere incarichi retribuiti che non siano stati conferiti o autorizzati dall’amministrazione di appartenenza. Quindi, nel tempo libero puoi scrivere tutti i libri che desideri e puoi anche monetizzare.
Il consiglio è quello di chiedere consiglio ai tuoi superiori su come procedere. Anche quando si tratta di una pubblicazione senza scopo di lucro. L’autorizzazione evita eventuali conflitti d’interesse.
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Ci sono anche altre attività collegate?
Il dipendente statale può pubblicare un libro ma non è l’unica forma di contributo che può essere utilizzato per dare sostanza alla creatività. Ad esempio, oltre ad articoli di giornale, un dipendente dello Stato può comporre musica o creare dei video creativi. Può anche dipingere e fare delle mostre.
Il principio è sempre lo stesso: se questo lavoro creativo non interrompe la produttività come dipendente statale – e viene coordinata con il diretto superiore per i permessi necessari e le valutazioni di eventuali conflitti d’interesse – il lavoro creativo può essere ammesso e sostenuto.