Come funzionano i crediti retributivi per chi lavora nella Pubblica Amministrazione?
I crediti retributivi per chi lavora nella Pubblica Amministrazione italiana includono tutte le somme che spettano al lavoratore e che non sono ancora state versate. Se si verifica un mancato pagamento da parte della PA, bisogna attivare una strategia sostenibile per recuperare, in tempi validi, i crediti retributivi.
La gestione e l’erogazione dei crediti retributivi nel pubblico impiego sono, da sempre, dei passaggi che possono dare vita a diversi interrogativi all’interno del rapporto lavorativo. Quando devono essere versati? In che misura e con quali intervalli? Si includono solo le somme relative allo stipendio?

Per comprendere il concetto, possiamo fare un esempio che ci permette di contestualizzare al volo i crediti retributivi nel pubblico impiego? Certo, è il caso dello stipendio non pagato da mesi o dello scatto di anzianità non riconosciuto. Cosa fare in questi casi? C’è anche il rischio della prescrizione?
Cosa sono i crediti retributivi, definizione
Per capire il concetto dobbiamo definirlo con parole chiare. I crediti retributivi sono i diritti che un singolo ha verso il datore di lavoro pubblico per retribuzioni e indennità non percepite secondo gli accordi presi nel contratto. In pratica, stiamo parlando di stipendi non pagati, differenze retributive dovute, arretrati, straordinari non pagati, maggiorazioni. Tutte queste somme sono crediti retributivi.
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Esempi per comprendere i crediti retributivi
Forse, il concetto di crediti retributivi nel pubblico impiego può sembrare astratto ma nella pratica è piuttosto semplice. Ad esempio, se sei stato inquadrato in una categoria inferiore rispetto a quella che ti spettava per le mansioni che hai svolto nel tempo hai diritto alla differenza di stipendio.
Anche le progressioni economiche (tipo gli scatti di anzianità) non riconosciute, ma che ti spettavano per contratto, rientrano in questa categoria. Hai fatto ore di lavoro straordinario che non ti sono state pagate o delle indennità di reperibilità restano non conteggiate? Questi casi sono più comuni di quanto sembri quando ci sono carenze di organico come capita nella Pubblica Amministrazione.
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Il problema della prescrizione dei crediti
Uno dei problemi storici rispetto ai crediti retributivi nel pubblico impiego riguarda la possibile prescrizione. Ovvero, quando il dipendente non ha più diritto di ricevere queste somme.
C’è sempre stata un po’ di incertezza rispetto alla decorrenza dei termini, poi una decisione della Corte di Cassazione ha fatto chiarezza. Gli ermellini, con sentenza n. 36197 del dicembre 2023, hanno stabilito che la prescrizione dei crediti retributivi dei lavoratori nel pubblico impiego avviene entro 5 anni.
Questo significa che dopo un lustro, il dipendente non ha più diritto a questi soldi. Il termine dei 5 anni, però, decorre “sempre in costanza di rapporto dal momento della loro progressiva insorgenza, o dalla cessazione del rapporto per quelli originati da essa”. Queste le parole esatte. Cosa significano?
Se hai un credito retributivo che matura, per esempio, nel gennaio 2025, hai cinque anni da quella data per farlo valere anche se sei ancora dipendente pubblico. Non bisogna aspettare la fine del rapporto di lavoro. Anche se hai intenzione di avviare una causa per il recupero dei crediti retributivi.
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La differenza tra il pubblico e il privato
Quando inizia la prescrizione per i crediti retributivi nella PA? Secondo l’opinione della Cassazione, il percorso dei 5 anni inizia dal giorno in cui il diritto si palesa, anche durante lo svolgimento del rapporto di lavoro, e non dalla sua cessazione. Questo vale anche per il lavoro a tempo determinato.
Nel lavoro privato, invece, la prescrizione inizia dalla fine del rapporto di lavoro per dimissioni, licenziamento e pensionamento. Questo avviene per evitare che il lavoratore possa avere paura di rivendicare i propri diritti ed essere licenziato (si parla di sospensione della prescrizione per metus).
Nel settore pubblico, invece, ci sono tutele superiori. Anche se in seguito il rapporto di lavoro viene ridefinito da collaborazione a subordinato, le tutele rispetto ai crediti retributivi nella PA non variano.