Congedo per malattia di un figlio: come funziona?

il congedo per malattia del figlio è uno strumento pensato per permettere ai genitori lavoratori di assistere i figli malati senza perdere il posto di lavoro. Con la Legge di Bilancio 2026 la tutela è stata ampliata: per i figli tra i 3 e i 14 anni i giorni di congedo salgono a 10 all’anno per ciascun genitore, mentre resta illimitato il congedo per i bambini sotto i 3 anni.


Come sanno i genitori in Italia, avere un congedo per malattia per un figlio può essere la chiave per vivere la paternità o la maternità con una serenità superiore. Infatti, è chiaro che se c’è una bambina o un bambino con l’influenza in casa è difficile rispettare obblighi precisi in termini di presenza in ufficio.

Congedo per malattia di un figlio: come funziona?

C’è lo smart working in alcuni casi, è vero. Ma non sempre è sufficiente. Per questo ci sono delle agevolazioni per i lavoratori statali e quelli privati: parliamo dei congedi per la malattia di un figlio. A chi spettano e per quanti giorni? Quali sono i possibili benefici da registrare in questi casi?

Cos’è il congedo per malattia di un figlio?

Con questo termine intendiamo dei benefit che permettono al dipendente di assentarsi dal posto di lavoro per prendersi cura del figlio malato. Questa misura è prevista per entrambi i genitori che hanno firmato un contratto di lavoro collettivo nazionale, quindi anche i dipendenti pubblici.

Quali sono i riferimenti normativi che dobbiamo conoscere per contestualizzare questo benefit così importante per la vita di una famiglia? La legge di Bilancio del 2026 è l’ultimo passo di un percorso che già da tempo ha permesso ai dipendenti di usufruire di questi giorni di permesso dal lavoro.

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Cos’è cambiato dal primo gennaio 2026

Prima del 2026, per i bambini tra i 3 e gli 8 anni ogni genitore poteva prendere massimo 5 giorni all’anno di congedo per malattia del figlio. Dal primo gennaio 2026, i giorni sono raddoppiati (quindi ne abbiamo 10) e il limite di età è stato esteso fino ai 14 anni (quindi fino alla fine della terza media). In pratica:

PRIMA (fino al 31 dicembre 2025)

  • Bambini dai 3 agli 8 anni: 5 giorni per genitore all’anno.
  • Età massima: 8 anni.

ADESSO (dal 1 gennaio 2026):

  • Bambini dai 3 ai 14 anni: 10 giorni per genitore all’anno.
  • Età massima: 14 anni.

Per i bambini sotto i 3 anni non è cambiato nulla: continua a valere il congedo illimitato. Il punto è che questi giorni restano non retribuiti sia prima che dopo il 2026. La differenza la fa soprattutto l’estensione fino ai 14 anni: non è poco considerando quanto si ammalano i ragazzi in quella fascia d’età.

Fino a quanti anni si può avere il congedo?

Dal 2026 fino a 14 anni. Da 0 a 3 anni l’estensione dei giorni di permesso è illimitata, puoi seguire il piccolo per tutto il tempo necessario. Mentre fino ai 14 anni hai 10 giorni l’anno di permesso. Questo è un diritto che riguarda entrambi i genitori ma non si può chiedere il permesso in contemporanea.

L’aspetto interessante è che la legge di Bilancio del 2026 aumenta i parametri di riferimento e rende più flessibile la norma in modo da coprire un maggior numero di lavoratori e lavoratrici.

Il congedo per malattia dei figli è retribuito?

No, salvo disposizioni specifiche dei singoli contratti di lavoro. Non c’è retribuzione per i giorni di permesso lavorativo che vengono chiesti dalla madre o dal padre per prendersi cura dei figli malati. A differenza della tua malattia personale, per il figlio non sono previste visite fiscali domiciliari.

I genitori lavoratori del settore pubblico (ma anche di quello privato) hanno comunque diritto al versamento dei contributi da parte del datore di lavoro. Questo è suggerito dall’articolo 49, decreto legislativo del 26 marzo 2001. Ricorda che tutto ciò riguarda anche genitori adottivi o affidatari.

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    Come ottenere il congedo per malattia del figlio

    Il percorso è stato semplificato. Quando il bambino si ammala, chiami il pediatra e fai fare la visita. Serve sempre un certificato che attesti la malattia. Il medico deve rilasciare un certificato che viene inviato telematicamente all’INPS, come succede per i normali certificati che riguardano anche gli adulti.

    Il medico indica la malattia del bambino e i dati del genitore che lo assisterà. Poi comunichi al tuo riferimento in ufficio che ti assenti per malattia del figlio. Ci sono altri passaggi da seguire?

    Devi fornire il certificato che conferma lo stato. Se è stato inviato telematicamente all’INPS, basta il numero di protocollo. È importante che risulti chiaro che stai usando il congedo per malattia del figlio. Non è necessario consegnare il certificato cartaceo (che l’azienda vede sul portale INPS).

    Il congedo può essere richiesto da entrambi i genitori, ma non contemporaneamente per lo stesso figlio e lo stesso episodio di malattia. Al datore di lavoro va presentata una dichiarazione sostitutiva in cui dichiari che l’altro genitore non si sta astenendo dal lavoro negli stessi giorni per lo stesso motivo.

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    Ricovero del figlio e ferie del lavoratore

    Altro aspetto interessante della riforma 2026 è l’affermazione che il godimento delle ferie non può coincidere con eventuale ricovero del figlio in ospedale. Quindi, se il dipendente è in ferie e uno dei figli viene ricoverato può chiedere la sospensione per convertire questo benefit in congedo.

    Così la funzione delle ferie viene preservata e i giorni che ti spettano non vengono utilizzati in modo diverso da quello originario. Ovvero, il ristoro psico-fisico del dipendente. Cosa che non avviene in caso di malattia del figlio, come ben sa chi deve affrontare questi periodi di forte stress.

    Dott. Silvio Parisella

    Sono un agente finanziario specialist inscritto all'albo OAM A4128. Mi occupo di prestiti dal 2005 con particolare attenzione al comparto sanità. Ho finanziato migliaia di medici, infermieri presenti in tutta Italia attraverso i prodotti di Prexta S.p.A. Gruppo Bancario Mediolanum. I contenuti e le opinioni eventualmente espresse all’interno di questo blog non rappresentano né corrispondono necessariamente al punto di vista dell’Azienda per cui lavoro.
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    categoria: Notizie per dipendenti pubblici