Chiusura della scuola per elezioni: cosa fanno docenti e personale ATA?
In caso di elezioni in un plesso scolastico, docenti e personale ATA devono rimanere a casa perché non possono prestare attività lavorativa. Ma quest’assenza non deve essere giustificata dall’operatore e non è soggetta a decurtazione economica perché inquadrata come evento straordinario.
Uno dei classici dubbi per professori, maestre e personale ATA: la chiusura scuola per elezioni. Nello specifico, il dubbio è sia organizzativo che economico. Cosa accade nel momento in cui la scuola resta chiusa agli alunni per consentire lo svolgimento delle elezioni politiche o referendarie?

Il timore per gli operatori del settore collegato alla pubblica istruzione è quello di ritrovarsi con una busta paga più leggera. E decurtata dei giorni persi. Un problema evidente dato che lo stipendio dei docenti e degli operatori ATA è percepito già abbastanza basso anche se ci sono stati degli aumenti.
In realtà non bisogna temere. Ci sono delle tutele importanti per chi lavora nella Pubblica Istruzione e per motivi elettorali viene lasciato a casa durante le giornate delle elezioni nel plesso scolastico.
- L’assenza è considerata legittima.
- Non ci sono giornate perse sullo stipendio.
Poi, la situazione può variare. Se la scuola chiude, tutti sono esonerati dal prestare servizio; se la chiusura è parziale, ci possono essere delle eccezioni e il personale può restare operativo.
Cosa succede se la scuola è chiusa del tutto?
Nel momento in cui il plesso scolastico è completamente dedicato alle elezioni, e le aule sono la sede per ospitare la votazione dei cittadini, i docenti e il personale ATA non può prestare servizio. Per inquadrare questo concetto bisogna conoscere l’art. 1256 del Codice civile che riporta alcuni concetti:
“L’obbligazione si estingue quando, per una causa non imputabile al debitore, la prestazione diventa impossibile. Se l’impossibilità è solo temporanea, il debitore, finché essa perdura, non è responsabile del ritardo nell’adempimento”.
Questo significa che il dipendente viene giustificato nella sua assenza se per causa di forza maggiore non può adempiere al suo obbligo. Quindi, le elezioni nella scuola sono equiparate a condizioni come le alluvioni, forti nevicate che impediscono di raggiungere il plesso, manutenzione straordinaria.
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Eventualità di scuole parzialmente chiuse
Ci possono essere situazioni specifiche in cui solo una parte del plesso diventa sede di elezioni. In queste circostanze, come ricorda la UIL Scuola, la sospensione dell’attività didattica non è totale. In tale caso il personale ATA è obbligato a svolgere servizio seguendo la normale programmazione.
Cosa succede negli altri plessi scolastici?
Bisogna ricordare che non tutti gli istituti scolastici possono essere interessati dalle elezioni politiche o referendarie. Quindi, dove non ci sono interruzioni le attività di professori, maestre e personale ATA non saranno interrotte. E le lezioni continuano normalmente, senza interruzioni operative.
La chiusura della scuola per elezioni riguarda i singoli edifici. Gli altri istituti che non vengono designati come sede dei seggi elettorali aprono normalmente le porte agli studenti. E gli insegnanti, così come il personale ATA degli istituti chiusi, non può essere smistato verso le scuole aperte. Infatti:
“Gli insegnanti a disposizione per la temporanea chiusura dei locali della sede di servizio a causa di disinfestazione o di consultazione elettorale non sono da considerare in soprannumero e non possono essere pertanto utilizzati negli altri plessi del circolo o nelle sezioni staccate o scuole coordinate”.
L’O.M. 185/1995 (art. 3, comma 30) chiarisce senza ombra di dubbio che i dipendenti delle scuole interessate da elezioni e disinfestazione non possono lavorare in altri plessi scolastici. Eventuali emergenze possono interessare il personale ATA per sopperire a mancanze specifiche in relazione a esigenze di servizio, ma rimanendo nell’ambito di quanto indicato dalla contrattazione di scuola.
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Giornate perse sono detratte dallo stipendio?
No, questo è un concetto fondamentale. Le assenze che i dipendenti scolastici – maestri, professori e personale ATA – sono costretti a effettuare per consentire lo svolgimento delle elezioni non sono considerate volontarie ma legate a condizioni straordinarie. E vengono normalmente retribuite.
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Permessi e chiusura scuola per elezioni
Rispetto a eventuali permessi per votare o essere presenti come scrutatore, segretario o presidente di seggio ci sono delle condizioni specifiche da osservare. Nel primo caso, rispetto ai permessi per esercitare il diritto al voto, questo vale solo per chi ha chiesto il trasferimento della residenza sul luogo di servizio ma non ha ricevuto ancora l’iscrizione nelle liste elettorali della nuova residenza.
In questo caso il permesso retribuito è di 1 giorno per distanze da 350 a 700 chilometri e 2 giorni per affrontare oltre i 700 chilometri o per spostamenti da e per le isole. Rispetto all’attività ai seggi come scrutatore, segretario o presidente, l’assenza è giustificata e considerata come giornata lavorativa a tutti gli effetti. Quindi non ci sono problemi in termini di giorni persi sullo stipendio finale.