Bodycam e smartwatch per le aggressioni in ospedale ai medici
Le aggressioni e le violenze contro il personale sanitario è, da sempre, un problema per chi deve affrontare il pronto soccorso. Ora, però, c’è la possibilità di contrastare queste vicende con la tecnologia: l’uso di bodycam e smartwatch.
Le violenze contro il personale ospedaliero, dottori e infermieri, sono un problema trasversale: si registrano casi in tutta Italia. Ecco perché in alcune regioni (come il Veneto) sono state introdotte le bodycam per i medici. Così, i dipendenti dei nosocomi potranno filmare durante le operazioni di visita e refertazione. Queste videocamere saranno abbinate a uno smartwatch per lanciare l’allarme.

Il percorso operativo prevede che l’operatore sanitario dovrà, chiaramente, segnalare al paziente che è in presenza della bodycam attiva. E che le riprese saranno disponibili per sette giorni. Lo smartwatch, invece, può lanciare l’allarme alla sicurezza interna o alla Polizia in base alla soluzione preferita.
Le violenze contro i medici in ospedale
La necessità di abbinare bodycam e smartwatch ai medici e agli infermieri è legata al consistente numero di aggressioni che i dipendenti ospedalieri subiscono con notevole frequenza. Di solito questi casi sono legati al decesso di amici o familiari che arrivano già in condizioni disperate.
I medici fanno tutto il possibile ma se gli esiti sono negativi si scatena la furia. Ci sono casi in cui arrivano interi gruppi di familiari per chiedere spiegazioni ai medici con spedizioni punitive che mirano a devastare il pronto soccorso. Ma ci possono essere anche casi di singoli che si lanciano contro i medici o gli infermieri, senza premeditazione ma in preda alla rabbia per la perdita. Le statistiche:
“Sono stati 18.213 gli operatori sanitari coinvolti in aggressioni in un anno: il 26% sono state aggressioni fisiche, circa il 68% verbali e il 6% contro la proprietà. Tra gli operatori sanitari coinvolti, il 64% è di genere femminile e il 36% maschile. Il 60% delle aggressioni ha riguardato infermieri, il 15% medici chirurghi, il 12% operatori sociosanitari e il 3% altri come personale non sanitario. Le aggressioni sono state perpetrate nel 69% dei casi da pazienti, nel 28% da parenti, caregiver e nel 3% da una persona non legata a pazienti. Il 78% delle aggressioni ha avuto luogo in ospedali e il 22% nella sanità del territorio”.
Questi sono i numeri dell’ultimo rapporto Fnomceo-Censis dedicato alla qualità della relazione con i pazienti per una buona sanità. Per completare questo scenario ricordiamo che il 41,2% dei medici non si sente più sicuro nello svolgere il suo lavoro a causa delle violenze e preferisce non lavorare di notte.
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L’introduzione delle bodycam per i medici
Il Veneto è la regione apripista che ha deciso di permettere ai medici e agli infermieri del pronto soccorso di indossare le videocamere. Nello specifico, nella Ulss 4 Veneto orientale gli operatori sanitari stanno già utilizzando le bodycam per tutelare la propria incolumità in caso di aggressione.
Questi dispositivi di sicurezza sono leggeri e facili da indossare, saranno messi a disposizione del personale nell’area di accettazione e triage dei pazienti. Ovvero quelle più soggette a episodi di violenza nei confronti del personale sanitario dei nosocomi. Le videocamere saranno attivate con un pulsante centrale e attaccate alla divisa ospedaliera attraverso un magnete.
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Lo smartwatch per chiedere soccorso
Mentre le bodycam sono una realtà già attiva in alcune regioni, per il braccialetto elettronico c’è ancora da attendere. Il progetto prevede l’adozione dello smartwatch che consente di chiamare i soccorsi non appena si palesa il pericolo di un’aggressione ai medici. Questi dispositivi indossabili – noti anche come braccialetti smart – sono dotati di chip GPS, microfoni e di un sistema di allarme incorporato.
Questa condizione ti permette di contattare la sicurezza interna o la Polizia velocemente, riducendo inutili attese che potrebbero costare caro al dipendente ospedaliero. In questi casi i tempi sono fondamentali per evitare atti di violenza contro il personale medico o infermieristico.
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Bodycam per i medici e la privacy
Per evitare problemi di privacy, nelle aree di pronto soccorso ci saranno i cartelli che avvisano che c’è il sistema di rilevazione. Inoltre il personale medico deve avvisare i pazienti che sta registrando la visita – se necessario – e le immagini devono essere cancellate una volta trascorsi i sette giorni.
Nello specifico, gli operatori dovranno indicare ai pazienti che si sta per avviare la videocamera usando una formula specifica: “Attenzione! Da questo momento attivo la registrazione video”. Bisogna ricordare che il medico o l’infermiere non ha accesso alle registrazioni che possono essere visionate solo dal personale autorizzato e dalle forze dell’ordine in caso di attacco e/o violenza verso i dottori.