Blocco stipendio (o della pensione) ai dipendenti della PA che non rispettano le regole del fisco
Dal 1 gennaio 2026, tutti i dipendenti pubblici che hanno un reddito superiore ai 2500 euro mensili, e debiti con il fisco dai 5.000 euro, se non regolano la propria posizione vedranno il proprio stipendio decurtato in modo da risolvere la pendenza. Questo vale anche per chi percepisce il cedolino pensionistico.
La lotta contro le inadempienze nei confronti del fisco si allarga e si intensifica. Infatti, dal 1 gennaio 2026 i dipendenti pubblici devono valutare con attenzione i debiti con il fisco perché è previsto il blocco di una parte dello stipendio se non si risolvono le inadempienze nei tempi stabiliti.

Il punto è ben noto: secondo Il Sole 24 Ore, infatti, 22,3 milioni di contribuenti hanno debiti con il fisco e quasi 8 su 10 sono recidivi: oltre il 77% risulta avere già avuto iscrizioni a ruolo nei 3 anni precedenti. Le varie rottamazioni delle cartelle esattoriali tendono ad ammortizzare il problema ma non a risolverlo: il tasso di pagamento scende con il passare del tempo. Come risolvere il problema?
Blocco stipendio per dipendenti pubblici
Il governo, grazie alla manovra economica 2025, ha deciso di prevenire l’evoluzione dei debiti con il fisco che porta a ulteriori inadempienze con una misura coercitiva. In pratica, chi ha delle pendenze da risolvere vedrà decurtata una parte dello stipendio che andrà a risolvere gradualmente il debito.
Quindi, se ci sono delle cartelle esattoriali non pagate, l’Agenzia delle Entrate intercetta lo stipendio del dipendente pubblico e preleva una parte della mensilità per effettuare una trattenuta diretta. Che procederà di mese in mese fin quando non sarà completamente risolta la pratica insoluta. Funziona un po’ come la cessione del quinto solo che in questo caso non ottieni alcun prestito.
Chi sono i dipendenti interessati?
Come anticipato, il blocco dello stipendio da parte dell’Agenzia delle Entrate è rivolto ai dipendenti pubblici che hanno dei debiti con il fisco. Ma non tutti, solo quelli che hanno cartelle esattoriali che superano i 5.000 euro e che hanno uno stipendio che va oltre i 2.500 euro mensili netti.
Quindi, chi ha debiti per piccoli importi e/o uno stipendio basso non deve temere il blocco preventivo dello stipendio. Le stime – come ci ricorda anche Fanpage – parlano di una platea ben precisa: circa 30 mila lavoratori, con una retribuzione mensile media che ruota intorno ai 3.500 euro.
Quanto possono trattenere dallo stipendio?
Solo una minima parte può essere decurtata dalla mensilità, stiamo parlando di un settimo sul netto. Questo significa che se il dipendente statale guadagna 3.500 euro, si può sottrarre 500 euro.
Ricordiamo che solo in presenza delle due condizioni di base – debiti per più di 5.000 euro e stipendio netto superiore ai 2.500 euro – scatta il prelievo forzato dalla mensilità concordata dal contratto. In questo modo vengono tutelate le fasce più deboli e i debitori che registrano importi irrisori.
Questo intervento non riguarda solo lo stipendio ma anche le indennità collegate al rapporto di lavoro, come ad esempio gli importi che sono determinati in caso di licenziamento. E le pensioni?
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Vale per i dipendenti e per i pensionati?
Il Sindacato Italiano Unitario della Polizia sottolinea che l’introduzione del comma 1-bis permette all’Agenzia delle Entrate di effettuare controlli incrociati sulle pensioni e altre forme di indennità.
Anche i pensionati della Pubblica Amministrazione sono soggetti a questo prelievo automatico delle rate per estinguere eventuali debiti con il fisco. Sempre considerando le regole già indicate rispetto agli importi minimi sia del debito che del cedolino pensionistico. Di certo non è previsto un intervento forzato su chi percepisce pensioni minime o molto basse, che già sono in difficoltà.